Premio Strega 2026: il ritorno del romanzo nell’Italia degli ottant’anni
Ottant’anni e una domanda che torna, più insistente del solito: cosa racconta oggi il romanzo italiano? Il Premio Strega risponde con un’edizione che sembra segnare un cambio di passo, quasi un riassestamento del campo narrativo. Meno autobiografia, meno ripiegamento su sé stessi, più costruzione, più storia, più invenzione. Come se la letteratura provasse a uscire da una lunga stagione di introspezione per tornare a guardare fuori.
La dozzina annunciata a Roma fotografa proprio questa tensione. In primo piano c’è Michele Mari con I convitati di pietra, indicato da molti come il candidato più solido, un romanzo che attraversa il tempo con una scrittura stratificata e insieme ironica. Accanto a lui, Bianca Pitzorno con La sonnambula, racconto che affonda nell’infanzia e nel mistero, e Teresa Ciabatti con Donnaregina, un confronto serrato con il potere criminale e le sue seduzioni.
Tra i titoli più osservati anche Matteo Nucci, che intreccia filosofia e racconto in Platone. Una storia d’amore, e Mauro Covacich con Lina e il sasso, insieme a Maria Attanasio, che porta in gara La rosa inversa. Una selezione che restituisce una pluralità di voci e direzioni, ma anche una qualità media percepita come particolarmente alta.
A fare rumore, come spesso accade, sono anche le assenze. Restano fuori nomi di peso come Marcello Fois, Francesco Pecoraro, Leonardo Colombati ed Edith Bruck. Esclusioni che, più che polemica, alimentano la percezione di un passaggio di fase: il canone si muove, e con esso le sue gerarchie.
Tra le novità, l’ingresso nella dozzina di Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca, segno di una scena letteraria che si apre a traiettorie più ibride e contemporanee. Sul piano editoriale, si distingue la presenza di Einaudi, che piazza tre titoli in selezione, confermando un ruolo centrale nella costruzione del panorama narrativo attuale.
Dietro i numeri — 79 libri candidati, una giuria ampliata a 800 votanti — resta però una questione più profonda, evocata anche dagli organizzatori: lo Strega continua a funzionare come uno specchio del Paese. Non tanto per ciò che premia, quanto per ciò che mette in scena. Un’Italia che si racconta, si contraddice, si reinventa attraverso le sue storie.
Le prossime tappe scandiscono un percorso ormai rituale: il 27 maggio il Premio Strega Giovani, il 3 giugno la selezione della cinquina al Teatro Romano di Benevento, l’8 luglio la finale — per la prima volta — in Campidoglio, con diretta su Rai 3. In mezzo, mostre, ripubblicazioni, celebrazioni. Ma sotto la superficie celebrativa resta la materia viva: i libri.
E forse è proprio lì, ancora una volta, che si gioca tutto. Non nel premio, ma nel modo in cui il romanzo prova a dire — oggi — qualcosa che valga la pena ascoltare.
