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Botanica rinasce: i Momix tra natura e metamorfosi

È un ritorno che ha il sapore di un nuovo inizio quello dei Momix al Teatro Celebrazioni, dove la compagnia approda per la prima volta con Botanica – Season 2, nuova creazione firmata da Moses Pendleton, in scena dal 7 all’11 aprile.

Per il coreografo americano si tratta di un luogo che appartiene alla memoria artistica. Proprio su quel palco, nel 1983, le coreografie realizzate per il Pilobolus Dance Theatre segnarono uno dei primi momenti della vita del teatro, pochi giorni dopo la sua inaugurazione. Un legame che oggi si riattiva, intrecciando passato e presente in una traiettoria coerente, fatta di sperimentazione e visione.

Il nuovo spettacolo si muove attorno a un nucleo semplice e originario: la natura come matrice di ogni forma. Pendleton torna su Botanica, lavoro nato nel 2009, e lo riapre, lo modifica, lo lascia crescere in una seconda stagione che non replica ma trasforma. Le immagini si moltiplicano, si stratificano, e il palcoscenico diventa uno spazio vivo, attraversato da metamorfosi continue.

I corpi dei danzatori non si limitano a occupare la scena: la abitano come elementi organici. Si fanno insetti, fiori, strutture vegetali, presenze ibride che sfuggono a una definizione stabile. La tecnologia interviene senza imporsi, ampliando la percezione e costruendo un ambiente visivo in cui luce, proiezioni e movimento convivono in equilibrio instabile.

Accanto a Pendleton lavora, come sempre, Cynthia Quinn, in un dialogo creativo che sostiene l’intero impianto dello spettacolo. Al centro resta l’idea di trasformazione: uno sguardo che altera ciò che è familiare e lo restituisce sotto una forma inattesa, quasi sospesa tra realtà e visione.

In scena dodici interpreti, impegnati in una partitura che unisce danza, acrobatica e costruzione illusionistica. La musica attraversa epoche e linguaggi: da Antonio Vivaldi a Peter Gabriel, passando per sonorità elettroniche e suggestioni orientali, in un tessuto sonoro che accompagna e amplifica il movimento.

L’esperienza che ne deriva agisce sullo spettatore in modo sottile, come una variazione di percezione: il peso sembra diminuire, il tempo rallentare, lo sguardo abituarsi a una diversa misura delle cose. È una riconnessione sensoriale, un invito a riconoscersi dentro il ciclo naturale, a percepire la continuità tra umano e ambiente.

Da Bologna prende avvio una tournée che attraverserà diverse città italiane: da Teatro Toniolo a Teatro Politeama Genovese, fino a Teatro Olimpico, Teatro Comunale di Vicenza, Teatro Verdi e Teatro Rossetti.

Un percorso che si apre nel segno della trasformazione e che, tappa dopo tappa, continua a interrogare lo spettatore su ciò che vede e su ciò che, forse, ha sempre avuto sotto gli occhi senza accorgersene.

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