MUSICA E CONCERTI

La regina, il tempo, il tradimento al Comunale di Bologna torna Roberto Devereux

Teatro Comunale di Bologna riporta in scena, dal 17 al 22 aprile al Comunale Nouveau, Roberto Devereux di Gaetano Donizetti, capolavoro del belcanto che torna a Bologna dopo oltre trent’anni di assenza. L’allestimento, firmato dal regista e baritono Alfonso Antoniozzi e nato per il Teatro Carlo Felice, viene ripensato per gli spazi del Nouveau in una nuova veste, mentre sul podio dell’Orchestra e del Coro del Comunale sale Renato Palumbo.

In scena un cast internazionale guidato da Francesco Demuro nel ruolo del titolo e da Karen Gardeazabal nei panni della regina Elisabetta I, affiancati da Raffaella Lupinacci (Sara) e Vladimir Stoyanov (Nottingham). Completano la compagnia un ampio gruppo di interpreti e il Coro preparato da Giovani Farina, in una produzione che unisce precisione musicale e tensione drammatica.

Sotto il nome di Roberto Devereux si cela in realtà il ritratto di una sovrana. L’opera mette al centro Elisabetta I, figura attraversata da una frattura insanabile tra potere e desiderio, tra ragion di Stato e impulso privato. Il tempo, più che gli uomini, è il vero antagonista: scava, consuma, svuota. Nella celebre aria finale, “Vivi, ingrato, a lei d’accanto”, la regina, dopo aver condannato a morte l’uomo che ama, lascia emergere il desiderio di sottrarsi al peso del proprio ruolo, come se la corona fosse diventata una forma di prigionia.

La regia di Antoniozzi costruisce questo dramma interiore in una dimensione metateatrale. Lo spazio scenico richiama l’architettura del Globe Theatre e l’immaginario elisabettiano, trasformando la corte in un luogo di rappresentazione continua. La sovrana appare così come un’attrice costretta a recitare sé stessa, imprigionata in una parte che con il passare degli anni si fa sempre più stretta, fino a coincidere con la propria identità.

Alla guida musicale, Renato Palumbo accompagna questo percorso con una lettura che esalta la tensione del belcanto donizettiano, restituendo all’opera la sua natura più profonda: quella di un teatro dell’anima, in cui la voce diventa spazio di conflitto e verità.

Roberto Devereux appartiene al cosiddetto ciclo delle regine Tudor, insieme a Anna Bolena e Maria Stuarda, e nasce nel 1837 su libretto di Salvatore Cammarano. Ispirata liberamente alla storia di Elisabetta I e del conte d’Essex, l’opera continua a interrogare, con sorprendente attualità, il rapporto tra potere, identità e solitudine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *