MOSTRE

Firenze, il Novecento ritrovato: cento opere per rileggere un secolo inquieto

Cento lavori per entrare, senza scorciatoie, in uno dei passaggi più densi e contraddittori dell’arte italiana del Novecento: è questo il cuore della mostra “Cento opere dalla Raccolta Alberto Della Ragione. Da Morandi a Vedova”, al Museo Novecento, realizzata insieme a CAMBIO Centro Culturale.

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Il percorso nasce da una domanda tanto semplice quanto decisiva: che cosa cercava davvero Alberto Della Ragione quando guardava l’arte del suo tempo? La risposta prende forma in una selezione di opere – molte raramente esposte – che restituiscono il profilo di uno sguardo indipendente, capace di attraversare il secolo senza allinearsi.

Ingegnere navale di formazione, ma osservatore acuto per vocazione, Della Ragione avvia la propria raccolta dopo la Quadriennale del 1931. All’inizio segue i nomi più affermati, poi progressivamente si sposta verso artisti meno riconosciuti, spesso marginali rispetto alle linee ufficiali del periodo. Da questa scelta nasce una collezione compatta e insieme sorprendente, già premiata nel 1941, che oggi consente di leggere un’epoca segnata da tensioni profonde: ritorni alla tradizione, aperture sperimentali, fratture ideologiche.

Il gesto che ne definisce il senso arriva nel secondo dopoguerra, quando decide di donare l’intero nucleo alla città di Firenze, contribuendo in modo decisivo alla formazione delle collezioni civiche. Un atto di mecenatismo consapevole, suggellato nel 1970 da parole che hanno il peso di una dichiarazione esistenziale: “Vi do la mia vita”.

L’allestimento, curato da Sergio Risaliti ed Eva Francioli, costruisce un racconto continuo, mai didascalico, in cui i grandi protagonisti del Novecento italiano – da Giorgio Morandi a Marino Marini, da Mario Sironi a Renato Guttuso fino a Emilio Vedova – si incontrano e si contraddicono.

I generi tradizionali si trasformano: il paesaggio diventa costruzione mentale, la natura morta riflessione sulla pittura, l’atelier spazio simbolico della creazione. Le figure equestri si caricano di tensione plastica, il ritratto intercetta la crisi dell’identità novecentesca, mentre l’universo femminile si dispiega in immagini sospese, attraversate da silenzi e distanze. Accanto a questo, i “teatrini” aprono scenari enigmatici, vicini alle ricerche di Giorgio de Chirico, mentre le visioni futuriste introducono dinamiche di energia e trasformazione.

Ne emerge un paesaggio stratificato, in cui arte e storia, devozione e inquietudine, memoria e sperimentazione si intrecciano senza mai trovare una sintesi pacificata: un Novecento vivo, irrisolto, ancora capace di interrogare chi guarda.

Un pensiero su “Firenze, il Novecento ritrovato: cento opere per rileggere un secolo inquieto

  • Anna Diletta

    Bellissimo articolo! Chiaro, interessante e davvero coinvolgente: riesce a raccontare il Novecento in modo vivo e stimolante. Dopo averlo letto viene subito voglia di vedere la mostra. Complimenti davvero!

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