CINEMA

“The Drama”: l’amore sotto osservazione, tra attrazione e distanza

“The Drama”: l’amore sotto osservazione, tra attrazione e distanza

Nel nuovo film con Zendaya e Robert Pattinson, il matrimonio è il punto da cui tutto prende forma — e subito si incrina. Quello che dovrebbe unire, definire, lascia emergere invece una tensione più sottile, che attraversa ogni gesto e ogni parola.

Il racconto procede su una linea apparentemente semplice, ma basta poco perché qualcosa slitti. I dialoghi non arrivano mai fino in fondo, gli sguardi restano sospesi, come se i personaggi si sfiorassero senza mai incontrarsi davvero. È in questa zona incerta che il film trova il suo equilibrio.

Zendaya costruisce una presenza che attira e sfugge allo stesso tempo, trattenuta, mai completamente leggibile. Pattinson si muove in direzione opposta, cerca un centro, una forma stabile, e proprio in questo tentativo lascia intravedere la fragilità del suo personaggio. Tra i due si apre uno spazio che non viene mai colmato — ed è lì che si gioca tutto.

Il film lavora con precisione su una dinamica che la psicoanalisi ha messo a fuoco da tempo: il desiderio non si dirige mai verso l’altro in quanto tale, ma verso ciò che l’altro rappresenta. È una linea che rimanda a Jacques Lacan, e che qui prende forma senza bisogno di dichiarazioni esplicite. Il legame diventa allora un tentativo di dare ordine a qualcosa che tende continuamente a sfuggire.

La regia accompagna questo movimento con discrezione. Gli spazi sono chiusi, calibrati, il tempo sembra dilatarsi, come se ogni scena trattenesse un’eccedenza che non riesce a esprimere del tutto. Non ci sono esplosioni, ma un lento accumulo di scarti, di disallineamenti, che rendono il clima sempre più instabile.

Ne esce un film che guarda al rapporto amoroso senza indulgere in rassicurazioni. Il matrimonio resta sullo sfondo come forma riconoscibile, mentre ciò che conta accade altrove: nelle crepe, nelle esitazioni, in quel margine in cui i personaggi si avvicinano e insieme si perdono.

Alla fine rimane una sensazione precisa: che l’amore non coincida mai completamente con la sua rappresentazione. E che proprio in quella distanza continui a generare senso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *