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John Giorno, la parola che diventa corpo al MAMbo

Voce ipnotica, presenza scenica intensa, John Giorno ha attraversato il Novecento trasformando la parola in azione, la poesia in esperienza fisica e condivisa. A lui il MAMbo – Museo d’arte moderna di Bologna dedica, fino al 3 maggio 2026, la mostra John Giorno: The Performative Word, curata da Lorenzo Balbi. Si tratta della prima ampia retrospettiva italiana, ospitata nella Sala delle Ciminiere, che ripercorre il lavoro di una delle figure più radicali della scena contemporanea.

Il progetto si inserisce nel calendario di ART CITY Bologna 2026, il programma promosso dal Comune di Bologna insieme a BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, sotto la direzione artistica dello stesso Balbi.

Nato e cresciuto nella New York più sperimentale, Giorno ha abitato un territorio in cui i linguaggi si contaminano e si trasformano. Poeta, performer, attivista, ha scardinato i confini tra le discipline, portando la parola fuori dalla pagina e dentro lo spazio, fino a renderla gesto, suono, presenza.

Il suo percorso si intreccia con quello di figure decisive della cultura del secondo Novecento: da Andy Warhol a Robert Rauschenberg, da William S. Burroughs a John Cage, fino a Patti Smith. Relazioni che non sono semplici incontri, ma veri snodi creativi, in cui la poesia si apre a nuove possibilità.

Determinante, in questo senso, è stata la fondazione nel 1965 della Giorno Poetry Systems, piattaforma che ha ridefinito le modalità di diffusione della poesia, intrecciandola con musica, arti visive e impegno sociale, anticipando pratiche che oggi appaiono centrali.

La mostra restituisce così la traiettoria di un artista che ha reso la parola un dispositivo vivo, capace di attraversare corpi, spazi e comunità, lasciando un segno profondo nella cultura contemporanea

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